CURA

Cura è una raccolta di sculture in gres scuro, materiche, irregolari, segnate. La superficie è attraversata da crepe, talvolta trattenute da fil di ferro ossidato. Una patina effetto ruggine le riveste e le trasforma: l’argilla sembra metallo, il caldo della terra assume il carattere severo del ferro consumato.

Il suono stesso tradisce l’ambiguità: battendo leggermente sulla superficie, il gres vibra con una risonanza quasi metallica. È un cortocircuito materico. Terra che sembra ferro. Fragilità che si vesten di durezza

Sono oggetti che appaiono antichi, come se avessero attraversato mani, case, stagioni.

Portano addosso un silenzio denso, fatto di tempo, uso, abbandono. La loro bellezza non è levigata né compiacente: sta nella traccia, nella frattura, nell’idea di qualcosa che ha resistito.

Cura nasce da questa tensione: dal desiderio di custodire ciò che appare segnato, imperfetto, dimenticato. Non per restaurarlo o cancellarne le cicatrici, ma per riconoscerne il valore.

Ogni oggetto è diverso per forma e possibile memoria d’uso, ma condivide la stessa presenza: un corpo primitivo che porta il tempo come ornamento involontario e come tale racconta la propria storia.

Cura è un invito sottile: non a riparare, ma a prendersi responsabilità di ciò che è fragile e continua, nonostante tutto, a esistere. 

LE OPERE SI RACCONTANO

“Il tempo é diventato pelle”

”La memoria che diventa casa”

”L’occhio che osserva”

“Frammenti di vita”

“La pazienza della terra”

“Strappi di luce”

“Il coraggio di amare”

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Collezione “RIVA”